Dal conclave ministeriale di Napoli, Berlusconi entra Papa e ne esce ancora di più. Come il migliore dei pontefici, benedice i suoi cardinali e dispensa “urbi et orbi” un giro di vite sulla criminalità e sull’immondizia. La Campania sara’ presto ripulita dai rifiuti con sette siti di sversamento. Tre già individuati (Sant’Arcangelo Trimonte, Savignano Irpino e Terzigno) e quattro da individuare. Su questi, in particolare, vige il più stretto riserbo, come si dice in gergo. In paroloni, “non vi dico quali sono perché sennò bloccate tutto e buonanotte ai suonatori”. Certo è che si dovrebbe aprire un buco in ogni provincia e, il fosso che più interessa la Basilicata, sarebbe quello di Serra Arenosa, a Caggiano (Salerno), a un tiro di schioppo dal confine con Vietri di Potenza.
A cavallo dell’ultimo anno i vietresi si sono “sollevati” contro la decisione campana, presa in gran fretta dalla Provincia di Salerno, riuscendo a bloccare l’arrivo dei camion con la munnezza. Ma, di quella vicenda, sarebbe opportuno ricordare che l’assessore provinciale di Salerno all’ambiente, Angelo Paladino, delineò un quadro abbastanza chiaro.
L’area nord della provincia di Salerno ha già dato in termini di discariche. La zona sembra essere satura per cui bisogna considerare il pezzo di territorio che va da Sicignano in giù. Per giunta, la parte occidentale è “coperta” dal Parco nazionale del Cilento e del Vallo di Diano e la porzione meridionale non compresa nella zona protetta è a ridosso del mare e con qualche vocazione turistica, Da Palinuro a Policastro.
E quindi? Gli indizi portano anche il più inesperto dei giallisti a fare un pensierino su un magico ritorno in auge di Serra Arenosa. Nulla è certo, ed è fuor di dubbio che qualcosa si deve pur fare per risolvere quella che ormai è senza repliche un’emergenza nazionale. Non è certo il momento del “not in my garden” (non nel mio giardino) e, qualunque sia la scelta, le popolazioni dovrebbero vigilare non tanto sullo sversamento dichiarato, ma su quello “tra le righe”. Sul rischio, cioe’, che si certifica un certo tipo di munnezza e poi se ne infiltra altra, ben più pericolosa.
Resta il fatto che, comunque vada, il sito di Caggiano fa capo a una comunità, quella del Vallo di Diano, dove la raccolta differenziata non è una moda, ma un’attivita’ quotidiana svolta con rigore, a cui si aggiunge l’attentato ai confini lucani, dove per il momento non sembrano esserci problemi di affollamento di sacchetti. Qualcuno dice che la camorra ha partorito l’emergenza e la camorra la risolverà. Per ogni considerazione, comunque, occhi aperti…




Commenti Recenti