Silvio si è fermato a Eboli

13 05 2008

La Basilicata è assente dal governo.  Consegnata infatti la lista dei sottosegretari (CHE POTETE SCARICARE CLICCANDO SUL LINK IN FONDO) tra i tanti nomi non se ne legge uno che sia lucano, consegnando a questa terra il primato, condiviso da poche altre meridionali, di non aver nessun rappresentante nella squadra del quarto Berlusconi. Il nome più accreditato era quello di Guido Viceconte, già coordinatore regionale di Forza Italia e sottosegretario dal 2001 al 2006. Si era parlato, dopo la vittoria del 13 e 14 aprile, di un posto alle infrastrutture prima e alle attività produttive poi, senza contare quanti speravano in una fascia di vice ministro. Poi Silvio gli ha chiesto il classico “passo indietro” per facilitare la composizione della squadra, e Viceconte ha accettato. Resta il fatto che, nonostante un buon risultato del Pdl in Basilicata (a meno di tre punti percentuali dal Pd), i lucani non hanno rappresentanti ta le leve del comando. Ma quello che tanti si sono chiesti dopo la diffusione della notizia è: “Che fine fa la promessa, dello stesso Viceconte, di dimezzare il prezzo della benzina?”. Le cariche passano…gli aumenti restano. 

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sottosegretari-2008





La Basilicata nel 2007 tra stagnazione e recessione

11 05 2008

I dati, si sa, sono come il pongo che si usava all’asilo. Un materiale senza forma che è possibile plasmare, secondo una moda recente, in relazione alle esigenze. E’ un po’ quello che è accaduto, nei giorni scorsi, prima e dopo la presentazione del rapporto di Unioncamere Basilicata sullo stato dell’economia e della finanza lucane del 2007. Ma, più che sulle analisi, il dibattito si è “scaldato” sulle terapie da offrire ad una terra che, facendo una media sui giudizi espressi, è quantomeno “malaticcia”. Fondi unici straordinari, attrazione di investimenti esteri o di grandi gruppi, ripristino delle aree industriali in decadenza sono solo acune delle medicine per una lucania con qualche linea di febbre.

A leggere le tabelle (SCARICABILI DAI LINK IN FONDO ALL’ARTICOLO) ci sono però alcuni elementi incontrovertibili. Il Pil lucano non cresce (+0,8 rispetto al 2006, una briciola), le famiglie non hanno soldi per la spesa e in un anno sono andati in fumo 2mila posti di lavoro (occupazione che, per il momento resta ancorata al posto pubblico e ai due colossi produttivi presenti: la Fiat e le risorse naturali). A questo si unisce un altro dato: la Basilicata è la prima regione, tra quelle a statuto ordinario, per spesa pubblica pro-capite. Per ogni cittadino dalle casse regionali sono usciti 5000 euro nel 2007. Tra le voci principali, accanto alla sanità, c’e’ il settore “economy”, ovvero proprio l’esborso per il sostegno al territorio e allo sviluppo industriale.

Detto ciò, è ancora possibile parlare di rilancio dell’economia legato allo sviluppo dell’artigianato locale, del turismo e alla sopravvivenza a ogni costo della miriade di aree industriali? In Basilicata mancano le infrastrutture, e i prodotti “indigeni” possono contare solo un mercato locale che, su una popolazione di 500 mila persone, non è il massimo. Che senso hanno le calzature a Maratea, il filato ad Atella e l’incentivo pubblico al piccolo impenditore nordico che arriva, spolpa quanto può e poi scappa. Il treno dei fondi europei è all’ultima corsa. Forse è il momento di abbandonare, per quanto possibile, la politica dell’abbellimento delle piazze, e pensare di dotare questa regione di infrastrutture materiali e immateriali (strade, ferrovie, banda larga e sburocratizzazione, tanto per citarne alcuni) e di un tessuto produttivo stabile e duraturo. Per il momento Fiat (e indotto) e sfruttamento delle risorse energetiche (acqua e petrolio) restano le uniche prospettive, lontane anni luce dai finanziamenti a pioggia e dalla propaganda elettorale.

Rapporto sull’economia lucana del 2007

Rapporto 2007 sulla finanza locale della Basilicata





Matera Caput Mundi

8 05 2008

 

MATERA OMBELICO DEL MONDO





In Basilicata la Mafia non esiste

7 05 2008

In Basilicata la Mafia non esiste. E la tesi non è discutibile. Secondo la prima definizione che appare nel dizionario Garzanti, infatti, questa e’ una “organizzazione criminale siciliana”. Un assunto evidente come il fatto che la Camorra è campana, la ‘Ndrangheta è calabrese e la Sacra Corona Unita è pugliese. Ma basta sostituire la “M” di Mafia da maiuscola a minuscola per cambiare totalmente il concetto che, sempre secondo il Garzanti, diventa “gruppo di potere che opera illecitamente”. Tornando al principio, la Mafia non esiste in Basilicata, questione chiusa. Ma allora, in Basilicata c’è la mafia? Nel linguaggio parlato le maiuscole non appaiono. Quindi, nei discorsi, nei comizi e nelle chiacchiere da bar ogni risposta è lecita. Ma in quello scritto no. Per questo sarebbe utile dare uno sguardo all’ultima “fatica” letteraria del presidente regionale della Basilicata di “Libera”, don Marcello Cozzi (“Quando la mafia non esiste, malaffare e affari della mala in Basilicata”, Gea editore, euro 14).

Se sia o meno un buon libro, spetterà a ogni singolo lettore dare, e darsi, un giudizio proprio e autonomo. Ma, quantomeno, è sicuramente un libro estremamente valido e utile. Per due ragioni. La prima è di aver evitato nel testo tesi filosofiche, analisi sociologiche spicciole o giri copernicani di parole. Non è sicuramente il saggio di un intellettuale dei salotti romani. E’ scritto con un linguaggio semplice e piacevole, adatto a chiunque. E poi, nel volume, ci sono i fatti. O meglio, tanti fatti. Raccolti attraverso le intercettazioni, le inchieste dei giornali e quelle dei magistrati.

Dall’omicidio dei coniugi Gianfredi (a Potenza, nel 1997) alla scomparsa di Elisa Claps (il 12 settembre 1993) fino al lavoro dei pm di Catanzaro, De Magistris, e Potenza, Woodcock, passando per i casi di usura, dei piccoli e grandi fatti di sangue, e di alcune vicende apparentemente lontane della Basilicata come l’uccisione della giornalista della Rai, Ilaria Alpi.

Non tutto potrebbe essere legato da un filo. Non tutti i nomi citati potrebbero essere collegati o collegabili. E’ pur vero che, al giorno d’oggi, si è diffuso l’uso del verbo, “travisare” aggiunto alla parola “fatti”, per inculcare all’italiano medio il concetto secondo cui qualsiasi situazione, anche se evidente, può essere è “altro” perché ricostruita in un certo modo, specie quando per qualcuno risulta “scomoda”. In alcuni casi è vero. Ma non può essere la giustificazione a tutto.

La seconda ragione è che, dopo le vicende degli ultimi anni, la Basilicata aveva bisogno di un riassunto quanto piu’ chiaro possibile. Perché nessuno, in questa regione, può più permettersi di non avere un’opinione in merito. Il libro è ancora sulla scrivania, fresco di stampa. Servirà qualche giorno per arrivare a pagina 458. Ma al termine della lettura, ed è questo il maggiore pregio di questo lavoro, non avere un’opinione, qualunque essa sia, non sarà piu’ possibile. Ed è già un successo. Ma, è opportuno ribadirlo, in Basilicata la Mafia non esiste.





Lamorte sulle royalties: un fondo per lo sviluppo regionale

24 04 2008

Almeno un’idea. Qualche volta, nel mare delle parole che ogni giorno riempiono i giornali lucani,
spunta anche un’idea. E non importa se sia condivisibile o meno, importa che sia stata pensata,
che abbia testa e coda, che risponda ad un obiettivo e che impastisca un progetto coerente per raggiungerlo. La politica è a corto d’idee, quindi, quando qualcuno ci prova, va aprezzato.

Il Presidente di Unioncamere Basilicata, Pasquale Lamorte, sul tema delle royalties petrolifere, lancia l’idea di istituire dalle risorse naturali un Fondo finalizzato per lo sviluppo regionale.

masa





Sud, le periferie votano Pdl

18 04 2008

Da Il Sole 24ore, un’analisi interessante ma, mi chiedo, la Basilicata?

Più consensi nei quartieri popolari e in provincia Ici e bonus bebè hanno convinto operai e insegnanti

Vomero, quartiere bene di Napoli. Qui il Popolo della libertà si è fermato (per modo di dire) al 43 per cento. Ma basta spostarsi in periferia, basta spingersi fino a Secondigliano, dove il numero dei lampioni cala insieme alle cifre dello stipendio, per veder schizzare il consenso al 57 per cento. Stesso discorso a Cagliari.
In centro il Pdl è al 42 per cento, nel seggio davanti alle case popolari di Sant’Elia supera il 45 per cento. E se da lì andiamo fino a Quartu Sant’Elena, di fatto periferia della città, arriviamo al 53. Ed è così anche in Puglia, in Sicilia, in Calabria. In tutto il Sud.

Più voti in periferia che al centro, più in provincia che in città. Ceto medio, pancia del Paese, strati popolari: chiamatelo come volete, ma è qui che il Pdl ha stravinto nel Mezzogiorno, senza nemmeno l’aiuto della Lega come al Nord.
Non sono imprenditori e liberi professionisti ma impiegati, operai, insegnanti che magari un tempo stavano a sinistra.
Attirati dal taglio dell’Ici, visto che anche al Sud l’80 per cento delle famiglie è proprietaria di casa. Invogliati dal ritorno del bonus bebè, perché qui i figli si fanno ancora. E convinti dal cambiamento promesso da Berlusconi in una terra dove tutto sembra immobile. Non solo oggi, con la sinistra al potere a Roma e nelle Regioni. Ma da sempre.

Le periferie e le province
Lo schema è sempre lo stesso. Il Popolo delle libertà avanza di più nei centri medi e piccoli della provincia che nelle città capoluogo. È così a Palermo dove il Pdl prende il 46 per cento in città e il 48 considerando l’intera provincia.
E così a Napoli, dove si passa dal 45 al 48 per cento, e anche a Catania e Bari dove pure la differenza scende sotto l’1 per cento.
«È la dimostrazione — dice Raffaele Fitto, ex governatore della Puglia, in corsa per una poltrona nel governo — di come noi abbiamo capito meglio i bisogni della gente comune, quella che non chiede la luna ma sicurezza e qualche soldo in più per campare.

Masa





La sinistra prova a rinascere in Basilicata: Cillis, il suo profeta. ll lavoro, il suo credo.

17 04 2008


Giuseppe Cillis, segretario regionale della Fiom, su Basilicatanet , si slancia così:

“Il risultato del voto delle ultime elezioni politiche impone ai lavoratori e alle lavoratrici di contribuire a costruire un movimento politico che abbia al suo centro i problemi del lavoro che operi per sollecitarne la rappresentazione nella vita democratica, che favorisca la partecipazione diretta delle lavoratrici e dei lavoratori alle scelte decisive per loro stessi e per l’insieme del Paese.
E’ un bisogno tanto più pressante quanto più si fanno grandi i pericoli per i diritti e le tutele sociali di intere generazioni di lavoratori e lavoratrici.Affrontarli non è possibile senza un pieno protagonismo delle lavoratrici e dei lavoratori”.

Lo afferma Giuseppe Cillis, segretario regionale Fiom Cgil.

“Non sono mancati in diversa misura nelle diverse formazioni partitiche tentativi di dar voce ad una rappresentazione politica delle rivendicazioni del lavoro, ma nessuna formazione politica si propone un programma generale e una forma organizzata che si fondi sulle istanze di cambiamento e di partecipazione delle lavoratrice e dei lavoratori.

In più, in una parte grande della società prevale l’idea che la subalternità e la riduzione dell’autonomia del lavoro siano un portato inevitabile della “modernità” e della globalizzazione: scompare l’idea stessa del conflitto tra capitale e lavoro.
Considero che il modo migliore di lavorare per la ricostruzione della sinistra, e con essa una idea di società basata sulla Giustizia sociale e sulla solidarietà, sia quello – aggiunge Cillis - di sollecitare la riscoperta delle radici sociali di sostenere il protagonismo, di una rappresentanza di interessi, bisogni e aspirazioni di dare vita ad una concezione e ad una pratica della politica diversa da quella delle classi dominanti.

E’ necessario oggi costruire una nuova critica sociale, un programma un’azione collettiva che ponendo al centro il lavoro e il suo primato, la denuncia della sua condizione effettiva si propongono di sconfiggere l’ideologia e la pratica liberista, unica strada per battere veramente la destra al potere e costruire una nuova strada”.

CandyCandy