Da Fazio piove e su Travaglio tuona…

11 05 2008

Vi siete persi l’ultima puntata di “CheTempoCheFa” di Fazio, tanto per intenderci quella del 10 maggio scorso in cui Travaglio ha attaccato Schifani imputandogli amicizie scomode? Eccola.

«Una volta avevamo De Gasperi, Einaudi, De Nicola, Merzagora, Parri, Pertini, Nenni, Fanfani uno passa tutta la trafila e poi vede Schifani e dice: “C’è un elemento di originalità”. Seconda carica dello stato Schifani: mi domando chi sarà quello dopo, la muffa probabilmente, il lombrico. Dalla muffa si ricava la penicillina tra l’altro, era un esempio sbagliato».

E’ il primo lampo di Travaglio, che lascia intendere che quella in corso non sarà una puntata delle più semplici. Schifani ne sarà il protagonista, soprattutto quando il giornalista allevato da Montanelli, quasi a sorpresa, lo riporta sulla scena, per parlare del concetto della sudditanza dei giornali al potere politico:

«se il clima politico induce a un rapporto di distensione tra l’opposizione e la maggioranza, e Schifani ha avuto amicizie con dei mafiosi, non si scrive che Schifani ha avuto amicizie con dei mafiosi, perché non lo vuole né la destra né la sinistra… ma io devo fare il giornalista, devo raccontarlo…».

Travaglio aggiunge che queste sono cose contenute nel libro del giornalista dell’Ansa Lirio Abbate, minacciato dalla mafia, «e cioè  - aggiunge Travaglio - che Schifani ha avuto rapporti con persone poi condannate per mafia o hanno il coraggio di dire che Abbate è un mascalzone e un mentitore, oppure si deve avere il coraggio di prendere nota di ciò che scrive sulla seconda carica dello Stato, e di chiedere alla seconda carica dello Stato di spiegare i rapporti con quei “signori” che sono stati poi condannati per mafia».

Tempo dieci minuti, e sui notiziari si scatena la polemica, con prese di posizione, minacce di querela e di cancellazione di questo e quello dall’etere, oltre a pece, piume e berlina. Ora, Travaglio non incontra le simpatie di molti. Ma è e resta un giornalista. E come tale, senza scomodare i cani da guardia della democrazia, avrebbe il diritto-dovere di portare alla luce certe dinamiche, dopo averle documentate, o citare il lavoro dei colleghi, che a loro volta le hanno documentate con attenzione. Detto ciò. A Schifani resta il pieno diritto-dovere di replicare e dimostrare (per se stesso e per i cittadini da cui è pagato per ricoprire la seconda carica dello Stato) che le accuse sono infondate. Se così è, allora Travaglio ha sbagliato è dovrà pagare. Ma se così non fosse, stessa misura dovrebbe applicarsi all’inverso. Resta il fatto che se a un giornalista si toglie il diritto di denuncia, diventa un imbrattacarte che racconta i pesci rossi nella boccia. Su questo dall’America abbiamo tanto da imparare.





La Basilicata nel 2007 tra stagnazione e recessione

11 05 2008

I dati, si sa, sono come il pongo che si usava all’asilo. Un materiale senza forma che è possibile plasmare, secondo una moda recente, in relazione alle esigenze. E’ un po’ quello che è accaduto, nei giorni scorsi, prima e dopo la presentazione del rapporto di Unioncamere Basilicata sullo stato dell’economia e della finanza lucane del 2007. Ma, più che sulle analisi, il dibattito si è “scaldato” sulle terapie da offrire ad una terra che, facendo una media sui giudizi espressi, è quantomeno “malaticcia”. Fondi unici straordinari, attrazione di investimenti esteri o di grandi gruppi, ripristino delle aree industriali in decadenza sono solo acune delle medicine per una lucania con qualche linea di febbre.

A leggere le tabelle (SCARICABILI DAI LINK IN FONDO ALL’ARTICOLO) ci sono però alcuni elementi incontrovertibili. Il Pil lucano non cresce (+0,8 rispetto al 2006, una briciola), le famiglie non hanno soldi per la spesa e in un anno sono andati in fumo 2mila posti di lavoro (occupazione che, per il momento resta ancorata al posto pubblico e ai due colossi produttivi presenti: la Fiat e le risorse naturali). A questo si unisce un altro dato: la Basilicata è la prima regione, tra quelle a statuto ordinario, per spesa pubblica pro-capite. Per ogni cittadino dalle casse regionali sono usciti 5000 euro nel 2007. Tra le voci principali, accanto alla sanità, c’e’ il settore “economy”, ovvero proprio l’esborso per il sostegno al territorio e allo sviluppo industriale.

Detto ciò, è ancora possibile parlare di rilancio dell’economia legato allo sviluppo dell’artigianato locale, del turismo e alla sopravvivenza a ogni costo della miriade di aree industriali? In Basilicata mancano le infrastrutture, e i prodotti “indigeni” possono contare solo un mercato locale che, su una popolazione di 500 mila persone, non è il massimo. Che senso hanno le calzature a Maratea, il filato ad Atella e l’incentivo pubblico al piccolo impenditore nordico che arriva, spolpa quanto può e poi scappa. Il treno dei fondi europei è all’ultima corsa. Forse è il momento di abbandonare, per quanto possibile, la politica dell’abbellimento delle piazze, e pensare di dotare questa regione di infrastrutture materiali e immateriali (strade, ferrovie, banda larga e sburocratizzazione, tanto per citarne alcuni) e di un tessuto produttivo stabile e duraturo. Per il momento Fiat (e indotto) e sfruttamento delle risorse energetiche (acqua e petrolio) restano le uniche prospettive, lontane anni luce dai finanziamenti a pioggia e dalla propaganda elettorale.

Rapporto sull’economia lucana del 2007

Rapporto 2007 sulla finanza locale della Basilicata