In Basilicata la Mafia non esiste. E la tesi non è discutibile. Secondo la prima definizione che appare nel dizionario Garzanti, infatti, questa e’ una “organizzazione criminale siciliana”. Un assunto evidente come il fatto che la Camorra è campana, la ‘Ndrangheta è calabrese e la Sacra Corona Unita è pugliese. Ma basta sostituire la “M” di Mafia da maiuscola a minuscola per cambiare totalmente il concetto che, sempre secondo il Garzanti, diventa “gruppo di potere che opera illecitamente”. Tornando al principio, la Mafia non esiste in Basilicata, questione chiusa. Ma allora, in Basilicata c’è la mafia? Nel linguaggio parlato le maiuscole non appaiono. Quindi, nei discorsi, nei comizi e nelle chiacchiere da bar ogni risposta è lecita. Ma in quello scritto no. Per questo sarebbe utile dare uno sguardo all’ultima “fatica” letteraria del presidente regionale della Basilicata di “Libera”, don Marcello Cozzi (“Quando la mafia non esiste, malaffare e affari della mala in Basilicata”, Gea editore, euro 14).
Se sia o meno un buon libro, spetterà a ogni singolo lettore dare, e darsi, un giudizio proprio e autonomo. Ma, quantomeno, è sicuramente un libro estremamente valido e utile. Per due ragioni. La prima è di aver evitato nel testo tesi filosofiche, analisi sociologiche spicciole o giri copernicani di parole. Non è sicuramente il saggio di un intellettuale dei salotti romani. E’ scritto con un linguaggio semplice e piacevole, adatto a chiunque. E poi, nel volume, ci sono i fatti. O meglio, tanti fatti. Raccolti attraverso le intercettazioni, le inchieste dei giornali e quelle dei magistrati.
Dall’omicidio dei coniugi Gianfredi (a Potenza, nel 1997) alla scomparsa di Elisa Claps (il 12 settembre 1993) fino al lavoro dei pm di Catanzaro, De Magistris, e Potenza, Woodcock, passando per i casi di usura, dei piccoli e grandi fatti di sangue, e di alcune vicende apparentemente lontane della Basilicata come l’uccisione della giornalista della Rai, Ilaria Alpi.
Non tutto potrebbe essere legato da un filo. Non tutti i nomi citati potrebbero essere collegati o collegabili. E’ pur vero che, al giorno d’oggi, si è diffuso l’uso del verbo, “travisare” aggiunto alla parola “fatti”, per inculcare all’italiano medio il concetto secondo cui qualsiasi situazione, anche se evidente, può essere è “altro” perché ricostruita in un certo modo, specie quando per qualcuno risulta “scomoda”. In alcuni casi è vero. Ma non può essere la giustificazione a tutto.
La seconda ragione è che, dopo le vicende degli ultimi anni, la Basilicata aveva bisogno di un riassunto quanto piu’ chiaro possibile. Perché nessuno, in questa regione, può più permettersi di non avere un’opinione in merito. Il libro è ancora sulla scrivania, fresco di stampa. Servirà qualche giorno per arrivare a pagina 458. Ma al termine della lettura, ed è questo il maggiore pregio di questo lavoro, non avere un’opinione, qualunque essa sia, non sarà piu’ possibile. Ed è già un successo. Ma, è opportuno ribadirlo, in Basilicata la Mafia non esiste.
Sto cominciando anch’io a leggere, pagina dopo pagina, ciò che, un pò “a puntate”, ho letto sui giornali locali.
Certo, ogni volta era necessario leggerli tutti e 3 (Quotidiano, Gazzetta e Nuova) per “fare un sunto”, cercare di capire quale fosse l’analisi più veritiera dei fatti, ma questa è altra storia.
E, devo dire la verità, mio caro amico, anch’io trovo positiva questa fatica letteraria di Cozzi.
Quantomeno sulla scrivania avrò un tomo che racchiuderà, passo dopo passo, capitolo dopo capitolo, le tante incongruenze lucane.
Se in Basilicata la mafia (con lettera maiuscola o minuscola, poco importa) esista o meno, non si capisce bene.
Però una cosa credo valga la pena sottolineare:
Possibile che in una terra piccola com’è la Lucania, con ormai poco meno di 600 mila abitanti, ci siano tanti, troppi casi “irrisolti”?
Tanti, troppi misteri? E’ un caso che, in un modo o nell’altro, ci siano sempre i soliti nomi a comparire in questa o in quella vicenda?
Possibile che la madre di Luca, da ormai 20 anni, stia lì, ancora ad aspettare che qualcuno le spieghi come sia morto il figlio? O meglio, CHI l’abbia ucciso?
O che la signora Claps, da 14 anni, aspetti il ritorno di Elisa, viva o morta?
Se la Mafia in Basilicata esista o meno, non possiamo dirlo noi.
Ma penso che più di qualcuno in questa Regione, se ha una COSCIENZA, abbia da dar conto alle tante, povere vittime di questo “sistema”, di quest’intreccio contorto e poco trasparente che è una parte della Basilicata.
Però! Bella analisi. Vuol dire che al mio post aggiungerò anche il tuo link (oltre quello di Astronik). Ero al Don Bosco l’altra sera. E si continua a dire, nonostante sia ormai evidente il contrario, che la Basilicata è un’”Isola felice”.
La Basilicata non è un’isola felice. Questo è certo. Non credo ci sia, in Italia, un lembo che possa definirsi “felix”. Ma, a mio parere, bisogna distinguere le tante situazioni. Il sequestro di Marinagri (con 600 famiglie appese a un filo) è diverso dal ruolo e dalle responsabilità di un “comitato d’affare”. Ogni fatto di cronaca, dagli omicidi ai sequestri, va analizzato separatamente valutando i collegamenti. Non tutto rientra nella mafia, e non tutto ne è escluso. Il primo passo è quantificare il fenomeno, per poi “attaccarlo”….
Condivido l’analisi di candycandy, non possiamo essere noi a dire se in Basilicata esiste la mafia. E’ però inngabile che ci sono tanti comportamenti, comnnessioni politico-imprenditoriali-magistratura-delinquenziali che devono perlomeno far riflettere.
Non ho capito cosa vuol dire alcebrando quando parla delle 600 famiglie vittime del sequestro di Marinagri. Marinagri potrebbe essere il “corpo di un reato”, se qualcuno ha sbagliato e Marinagri non si doveva costruire che colpa ne ha il magistrato che deve far rispettare la legge? Un po’ di pazienza e si farà chiarezza…. se De Magistris ha sbagliato è giusto che cambi mestiere….. ma bisogna attendere la conclusione delle indagini….
Sono stato criptico….cenere sul mio capo!!
è legato il futuro di 600 famiglie (operai, imbianchini e quant’altro) senza parlare di quanti potrebbero lavorarvi a pieno regime, e dell’indotto. Riassumendo, mai sia che la sopravvivenza del megavillaggio debba decidersi su un regolamento di conti (e qui non specifico) o all’essere un capro espiatorio. Si accerti tutto quanto prima, e come titolò un giornale nel 1980, FATE PRESTO.
Traduco: nell’ultima ordinanza di De Magistris ci sono due aspetti differenti. Uno che riguarda il giro di denaro, i finanziamenti europei, i legami tra vari personaggi e il presunto comitato d’affari. L’altro, invece, è strettamente legato ad aspetti tecnici riguardanti la costruzione di Marinagri. Ora, mi sembra strano che un villaggio di quelle dimensioni, con una capacità di attrarre “ricconi” italiani fino a Briatore, e quindi vera gallina dalle uova d’oro per molti, sia stato costruito “a rischio”. Se crolla, se ne va a picco un mare di denaro. Detto ciò, non vorrei che il sequestro sia stato un atto legato esclusivamente al tentativo di dimostrare l’esistenza del comitato (che, mi ripeto, non è in discussione, spetta ai giudici verificarne l’esistenza) e avvalorare perquisizioni e incriminazioni. Quello che vorrei è un rapido accertamento, almeno, della “resistenza” o meno della struttura. Anche perchè alla riapertura e al completamento del cantiere (eccomi…
Inoltre, e concludo, non spetta a noi dire se la mafia (con minuscola) esista o meno in Basilicata, ma un’idea dovremmo farcela..
la mafia e la Mafia è vero che possono avere significati diversi, forse dovremmo confrontarci con chi la vive davvero, invitare i siciliani, i calabresi, i campani, i cinesi di Piazza Vittorio a Roma per capire davvero che cos’è e come si vive male quando hai intorno i mafiosi. criminalità organizzata di stampo mafioso provoca morti ammazzati, pizzo ovunque, ricchezza anche. in Basilicata fortunatamente il tasso di omicidi è più basso di quello Toscano o Umbro, il pizzo è una cosa rara più che a Milano, la ricchezza sfarzosa tipica di molti mafiosi è più rara che in Molise. se in Basilicata c’è la Mafia e la mafia, vuol dire che tutto il mondo deve impare a convivere con il fenomeno, perchè pochi casi non risolti non possono far considerare la Basilicata terra mafiosa, sarebbe sminuire il fenomeno e rischiare di considerare i territori che ne soffrono, con troppa leggerezza. comunque non ho ancora letto il libro di don cozzi, ma tanti altri di mafia e Mafia, forse cambierò idea dopo averlo letto?!!! vi farò sapere.
la mafia di strada in basilicata non esiste …anzi è stata messa in scena, da una sporca attività politica che per coprire i suoi mali affari ha dovuto indentificare alcune persone come mafiosi….,in poche parole è stato fatto questo per creare un po di distrazione nella società per dare spaio a una attività politica sporca, …questi erano persone semplici ma già macchiati, e grazie al caso basiliski però gli è stato attribuito un valore ..sono passati da semplici delinquentucci a mafiosi grazie ad una publicità che la magistratura gli ha regalato durante il corso delle indagini…….la vera mafia in basilikata è la mafia bianca quella che scorre negli uffici amministrativi…QUINDI FACCIO UN APPELLO…..SVEGLIA DELINQUENTI questa politica sta dando poco a questo territorio e al nostro popolo… delinquenti iniziate a diventare veri mafiosi e fate diventare vostri schiavi tutti i politici di questa regione per far decollare insieme ai giovani una volta per tutte questo territorio….quando lo stato nn funziona la mafia si fa spazio……….