La Rifondazione con problemi di collocazione

21 04 2008

Vi proproniamo una delle tracce consegnate agli alunni del Comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista che si è svolto ieri a Roma.

PROBLEMA: il contadino consegna a Sinistrarcobaleno una cassetta con il 10% di voti per portarla al mercato. Alla bancarella, Sinistrarcobaleno arriva solo con il 3%. DOMANDA: Quanti voti ha perso Sinistrarcobaleno nel tragitto? Tra chi si sono divisi e come? Come farà il contadino ad assicurarsi, la prossima volta, che la cassetta arrivi piena al mercato.

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Svolgimento dell’alunno Ferrero Paolo, capoclasse in pectore della nuova sinistra:

La cassetta di Sinistrarcobaleno si è svuotata perché l’hanno saccheggiata durante il tragitto gli astenuti e quei pochi che invece del mare hanno preferito i seggi, e che al Sud hanno votato Pd, nota forza di opposizione marxista, e Italia dei Valori, evidente movimento leninista per il potere operaio. Al Nord, invece, tutte le mele sono andate alla Lega, allergica alle poltrone, pacifista, e contraria alla proprieta’ privata padana. Quindi la prossima volta il contadino farebbe meglio a consegnare la cassetta ai veri comunisti, quindi a me, Caruso, Luxuria, Agnoletto e a tutti i trotzkisti presenti (sempre che si decidano ad accendere il telefonino).

Così almeno il tragitto fino al mercato ce lo risparmiamo del tutto, e almeno si tutela l’ambiente.

Per par condicio si riporta anche lo svolgimento dell’alunno Guccini Francesco, noto reazionario emiliano con un passato da squadrista nella nera Bologna:

“Il problema della gente è la sicurezza, seguito dalla necessità di arrivare a fine mese. Chi ha una casetta non vuole trovarla svaligiata, chi non ce l’ha vuole i soldi per mantenere la famiglia”. (Il Corriere della Sera, 21 aprile 2008).

Con buona pace, per il momento, del terzomondismo su cui, a pancia piena, si ragionerebbe sicuramente meglio….ah la matematica che stupenda opinione.

Alcebrando





Sud: nuovi leader cercasi

21 04 2008

In questo articolo, pubblicato su Il Riformista dello scorso 13 marzo, la professoressa Anna Chimenti ci presenta un meridione ormai staccato dal resto della nazione, una deriva lenta e sofferta in attesa di nuovi leader.

S’è guadagnato le prime pagine dei giornali, Rino Vendola, sindaco di Gravina di Puglia,
il paese dei due bambini Ciccio e Tore, scomparsi e ritrovati in fondo a un pozzo, dove hanno atteso per giorni che qualcuno andasse a trovarli.
Vendola ha avuto il coraggio di dire apertamente quel che tutti avevano notato seguendo i telegiornali e vedendo la gente del paese, alle spalle dei cronisti in diretta, fare a spintoni per farsi inquadrare dalla tv. «Una comunità indifferente e spesso volgare. Di quella volgarità che nasce da ignoranza, sciacallaggio e incultura e voglia di apparire dietro le telecamere», ha dichiarato il sindaco al Corriere della Sera.

È una descrizione impietosa, specie per chi è abituato a considerare il Sud come la terra in cui, anche per ritardi atavici, resiste ancora una dimensione umana, familiare, di comunità e solidarietà.
E invece, mentre l’aspetto tradizionale a poco a poco scompare, larga parte del Sud, specie quello dei piccoli centri, sta a poco a poco staccandosi dalla realtà del resto del Paese. A parte la televisione, che rimane l’unico vero elemento di collegamento con il resto dell’Italia, il localismo ha preso il sopravvento, ed è venuta meno ogni speranza che la soluzione dei propri problemi passi per un intervento dello Stato. Napoli e il problema insolubile della mondezza sono l’esempio principe di questa nuova situazione. Ma ovunque ormai, si può dire, nel Meridione, è prevalsa la dimensione locale e una sorta di deteriore “fai da te”.
Non ci sono più leader politici nazionali che provengano dalle città del Sud.

Chi ha preso il posto di Moro, Reale, Mancini, Amendola, Gullo, Di Vittorio, e perfino dei Colombo, Misasi, Mattarella, Formica? Per De Mita che corre nella sua Irpinia la sua ultima corsa, per Sassolino che - presto o tardi - si prepara a lasciare la sua Campania, dopo quasi un ventennio di regno ininterrotto, nessun nuovo astro è sorto, nessun ras ha preso posto. La vera classe politica del Sud sono gli assessori regionali dai nomi sconosciuti, che guidano amministrazioni spesso più grandi e più potenti di certi ministeri romani, e che naturalmente non rispondono a nessuno tranne che a sé stessi.

Dei sedicenti manager della politica, alle prese spesso con complicate controversie giudiziarie, che badano ai propri interessi e solo in base a questi decidono la propria collocazione.
Gente che, pur di ottenere, non un incarico, ma anche solo la promessa di un posto, può passare con indifferenza e senza il minimo imbarazzo da un partito all’altro, da uno schieramento all’altro portandosi dietro pacchetti di tessere e di voti, come ha fatto il siciliano, ex centrosinistra, Ferdinando Latteri, detto anche “mister trentamila voti”, passato al Mpa.
O come il calabrese Giuseppe Galati, deputato uscente Udc e passato a Forza Italia. O come il vicepresidente del consiglio provinciale di Cosenza Mario Caligiuri, passato, mantenendo !’incarico, dall’Udeur a Italia dei Valori. O ancora Oreste Morcavallo, anche lui calabrese, assessore all’Edilizia scolastica, passato dall’Udeur a Italia dei Valori.

Nei quindici anni di Seconda Repubblica insomma non è avvenuto al Sud quel che invece è accaduto al Nord. Non è nato un Berlusconi (anzi, curiosamente, il Cavaliere ha nel Meridione una fortissima audience e una inesauribile riserva di voti). Né un Tremonti, né un Bossi (a meno di non voler considerare, ed è davvero spropositato, aspirante a un ruolo pari a quello del Senatur il leader del Mpa e candidato a presidente
della Regione Sicilia Raffaele Lombardo). Nessun sindaco di grandi città, come la Moratti o Veltroni o Chiamparino o Cofferati, è assurto a ruoli nazionali.
Nessun governatore come Formigoni ha potuto aspirare a un incarico di ministro.
Se questo non è accaduto, ci dev’essere una ragione, forse ce n’è più di una.
La più nascosta, che dovrebbe anche essere la più esplorata, per capire verso dove
sta andando metà del Paese, è quella svelata dal sindaco di Gravina: !’indifferenza, la volontà di affrontare e cercare di risolvere i problemi con i metodi locali, con le conoscenze locali, perfino con le guerre di bande e le mafie locali.
Stupisce che né il centrodestra né il centrosinistra si interessino a una questione così importante.
Se il Sud si stacca o diventa un pezzo a sé, non è un problema dei meridionali, ma di tutti noi.

Masa